Qualcuno l’ha detto, e Qualcuno a un certo momento della serata ha sentito.
Che bell’incanto. Non sarebbe stato male se i presupposti fossero rimasti quelli, i tali e quali ma non mi sento molto bene stasera, non è necessario fingere vero? Non sempre non perlomeno ora? (Qualcuno le ha risposto da un lontano che non è mai stato, e le ha riposto che se non l’avesse vista ridere avrebbe sicuramente immaginato che stesse ridendo. )
Ah che gioia, che bell’incanto -per un attimo sono riuscita a mantenerlo -Qualcuno sgranò gli occhi, sorrise, voleva davvero restare così ed essere sincero , felice si di essere lì ma felice no- lafelicitànonesiste e certo-non-siete-voi, quindi possiamo non-fingere-per-stasera-per-favore?
Nessuno più qui si guarda negli occhi, quelli veri, o forse nessuno mai qui si guarda allo specchio..
Io ti sento che parli, e parli e parli e cosa parli, cosa parli cosa parli che i tuoi occhi dicono che menti!? Ti escono dalla testa e ciò nonostante non vedono! Paura, paura di guardare.
A me fa paura questo male invece!
Ma che bisogno c’è di parlarci se tanto non capiamo le nostre lingue, e ditemi perché, perché non possiamo evitare tutte queste parole, e tutti questi sorrisi, che sono troppi..
C’era una donna sul ciglio della strada stasera, faceva l’autostop e a pochi passi da lei aveva lasciato una valigia. Aveva un’aria distinta, antica quasi e aveva un non moderno cappello sulla testa. Credo che se mi fossi fermata..
Ho immaginato di fermarmi e..
Qualcuno l’ha fatto; non le ha chiesto nulla mai, non ha mai parlato, e la donna ha solo detto il nome della sua destinazione, e forse lui non era nemmeno di strada ma non importava. Ogni cosa la avrebbero capita con il silenzio. E fu proprio così, un breve tragitto, quel che poteva, senza nessuno sforzo.
Qualcuno non vide scendere la signora col cappello; ne avvertì, solo dopo, l’assenza..
venerdì 27 novembre 2009
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